Per capire cosa vedere ai Castelli Romani in bici, ho messo in fila i borghi seguendo un giro che sale da Frascati verso il lago Albano, passa per Ariccia, Genzano e Nemi, poi punta a Rocca di Papa e Monte Cavo. Ogni sosta ha una sua faccia, e le mie gambe hanno avuto parecchio da dire sull’ultima salita.
Frascati e Tuscolo: ville, piazze e rovine
A Frascati mi fermo tra ville, piazze e tracce della città romana di Tuscolo, con una salita che mette subito le cose in chiaro. Il centro è a circa 320 metri e Villa Aldobrandini domina la città dall’alto, come se avesse prenotato il posto migliore.
La villa custodisce il Teatro delle Acque, mentre Villa Falconieri porta la firma di Borromini. Per visitarla, punto alla domenica mattina e controllo prima; anche la mia agenda, ogni tanto, ha bisogno di una messa a punto.
In piazza Marconi mi godo la vista su Roma e passo davanti alla cattedrale di San Pietro. Le Scuderie Aldobrandini, progettate da Fuksas nel 2000, aggiungono una sosta per chi ama l’architettura: a me basta anche un angolo in ombra, purché le gambe smettano di fare assemblea.
Frascati è anche città del vino: qui trovi il Frascati DOC bianco e il Frascati Superiore DOCG. Se ho voglia di qualcosa di dolce, scelgo la pupazza, biscotto di frolla al miele; la bici aspetta, e per una volta non brontola.
Da Frascati salgo verso Tuscolo, nel territorio di Monte Porzio Catone. Le rovine superano i 600 metri e comprendono il foro, il teatro romano del I secolo avanti Cristo, restaurato nel 2003, e l’anfiteatro fuori dalle mura. La Via dei Sepolcri completa la visita, con un nome che invita a pedalare composti.
La città fu rasa al suolo dai Romani nel 1191. Quando passo tra queste rovine, la storia si fa concreta e il respiro torna quasi regolare. Quasi.
Monte Porzio Catone e dintorni: ville e ambienti romani
A Monte Porzio Catone alterno la salita verso Tuscolo alle soste a Villa Mondragone e al Barco Borghese. Il borgo è la base giusta per allargare la visita, anche se le gambe potrebbero preferire una riunione più breve.
Il Barco Borghese conserva un complesso romano con 180 stanze a volta. Me lo immagino pieno di vita e poi torno alla realtà: fuori c’è la bici, e il mio palazzo a due ruote ha una borraccia sola.
Villa Mondragone completa la tappa. Nei dintorni, la strada collega paesaggi e centri vicini, ma non c’è un solo giro obbligato: scelgo le soste in base alla gamba del giorno, che a volte ha idee molto diverse dalle mie.
Grottaferrata: l’Abbazia di San Nilo
A Grottaferrata mi fermo all’Abbazia di San Nilo, uno dei luoghi più riconoscibili del borgo. Il centro è a circa 300 metri di quota e la pedalata qui concede una pausa alle gambe, che ringraziano senza fare troppi complimenti.
San Nilo da Rossano fondò l’abbazia nel 1004. Le mura imponenti risalgono al Quattrocento e la Cappella Farnese conserva affreschi del Domenichino. Mi prendo il tempo di guardare i dettagli: per una volta, il fiatone non è l’unica cosa che attira l’attenzione.
A Grottaferrata ci sono anche le Catacombe ad Decimum, che custodiscono circa mille tombe datate tra il II e il V secolo dopo Cristo. Se voglio visitare più luoghi, organizzo la sosta con calma: anche una bici ferma ha il diritto di riposarsi.
Marino: centro storico, vino e ciambelle al mosto
A Marino salgo nel centro storico, poco sopra i 300 metri, per vedere Palazzo Colonna, la basilica di San Barnaba e le grotte scavate nel peperino, dove si conservano le botti di vino. Il peperino dà al borgo un carattere tutto suo, e la mia salita aggiunge il carattere che mancava.
A ottobre Marino celebra la Sagra dell’Uva, quando il vino scorre dalle fontane del centro. È una festa che sembra fatta apposta per ricordarmi che in bici si può anche scendere di sella, soprattutto se compaiono le ciambelle al mosto, dolci preparati con il mosto d’uva.
Per la sosta scelgo il ritmo della giornata: una passeggiata nel centro, qualcosa da mangiare e un momento per riprendere fiato. Le ciambelle aiutano, anche se non risultano ancora omologate come attrezzatura essenziale.
Castel Gandolfo e Albano: lago, palazzi e anfiteatro
A Castel Gandolfo alterno la visita al centro storico al giro del lago Albano, con una pausa sul percorso ciclopedonale. Il borgo si trova a circa 400 metri e la stazione è sotto il centro, sopra il lago: per raggiungere il paese a piedi ci sono circa 15 minuti di salita, giusto il tempo di chiedersi perché la bici non abbia un ascensore.
In piazza della Libertà guardo la chiesa di San Tommaso da Villanova, progettata da Bernini tra il 1658 e il 1661. Poco lontano, il Palazzo Pontificio, iniziato nel 1628 per Urbano VIII, è aperto al pubblico dal 2016. Le Ville Pontificie si estendono per circa 55 ettari e comprendono i Giardini Pontifici, Villa Cybo e Villa Barberini.
Dentro Villa Barberini restano anche i resti della villa imperiale di Domiziano, costruita tra l’81 e il 96 dopo Cristo. Poi mi sposto verso il lago Albano, di origine vulcanica, che copre circa 6 chilometri quadrati. Il percorso ciclopedonale e la possibilità di fare il bagno trasformano la sosta in un invito a rallentare, anche quando la bici sembra guardarmi con impazienza.
Da Castel Gandolfo scendo verso Albano Laziale, a circa 400 metri. Qui visito l’anfiteatro romano, unico nei Castelli Romani, la Porta Pretoria e i resti delle Castra Albana del 202 dopo Cristo. Le Catacombe di San Senatore e i Cisternoni aggiungono altre tappe alla visita: scelgo con calma, perché le rovine non scappano e le gambe nemmeno, purtroppo.
Il lago Albano resta una buona occasione per fermarmi prima di riprendere la strada. Anche le pesche di Castel Gandolfo meritano una pausa: la mia borraccia non se la prende se le rubo qualche minuto.
Ariccia: piazza di Corte e porchetta
Ad Ariccia mi fermo in piazza di Corte, disegnata da Bernini, e proseguo verso Palazzo Chigi, il suo parco, la collegiata dell’Assunta e il ponte monumentale. Qui ogni sosta ha un motivo, e la porchetta è quello che la mia fame capisce al volo.
Il ponte supera i 300 metri e risale alla metà dell’Ottocento. Quando lo guardo dal basso, mi sembra una costruzione esagerata; poi penso alla salita che mi aspetta e la prospettiva cambia in fretta.
La porchetta di Ariccia ha il marchio IGP, riconosciuto nel 2011. A settembre il borgo celebra la sagra, mentre le coppiette offrono una sosta piccante e asciutta. Mi regolo con prudenza: la bici apprezza il buon umore, ma non ama quando trasformo ogni pausa in un pranzo.
Genzano e Nemi: infiorata, giardini e fragoline
A Genzano passo dal giardino romantico ottocentesco di Palazzo Sforza-Cesarini, affacciato sul lago di Nemi, alla strada dell’Infiorata. La festa si svolge la domenica del Corpus Domini e il tappeto floreale si stende per circa 250 metri lungo via Italo Belardi, l’antica Via Livia.
La posa comincia la sera del sabato e prosegue fino alla mattina della domenica. Se capito nel periodo della festa, mi prendo il tempo per guardare il lavoro da vicino: anche il ciclista più frettoloso sa stare fermo davanti a qualcosa di bello, soprattutto se ha già trovato un posto comodo.
Genzano è legata anche al pane di Genzano IGP, e a settembre si tiene la sagra del pane. La tappa mi ricorda che una sosta può essere una parte del giro, non solo una riparazione d’emergenza per il morale.
Da Genzano raggiungo Nemi, a circa 520 metri, e mi fermo tra il Museo delle Navi Romane, Palazzo Ruspoli, Santa Maria del Pozzo e il Tempio di Diana Nemorense. Le navi originali non ci sono più, ma il museo ne mostra modelli in scala e resti: anche senza le imbarcazioni, la visita tiene a galla la curiosità.
A giugno Nemi celebra la sagra delle fragoline. Mi concedo una pausa e guardo il lago dall’alto; poi torno in sella con la serietà di chi ha appena fatto il pieno di zuccheri.
Rocca di Papa e Monte Cavo: la salita che si fa ricordare
A Rocca di Papa salgo verso il Belvedere della Fortezza Pontificia e l’Occhialone, che apre la vista sui due laghi e sul mare. Il borgo arriva quasi a 700 metri, i Campi d’Annibale si spingono intorno agli 800 e Monte Cavo sfiora i 950: qui le gambe cominciano a scrivere lettere di protesta.
Sulla vetta di Monte Cavo sorgeva il santuario della Lega Latina dedicato a Giove Laziale, del quale non resta traccia. La Via Sacra romana conserva il basolato, ma prima di affrontarla mi informo sul percorso adatto alla bici: la curiosità è bella, una ruota bucata in salita un po’ meno.
I Pratoni del Vivaro formano un altopiano oltre i 600 metri, tra Rocca di Papa, Rocca Priora e Lariano, ed è una meta per i cavalli. Se mi resta energia, allungo la visita; altrimenti mi accontento di una sosta e lascio che le gambe votino per il rientro.
Come muoversi tra i borghi: treno FL4 e dislivello
La FL4 collega Roma con stazioni utili per raggiungere diversi borghi, mentre il dislivello sale da circa 300 metri fino ai 950 di Monte Cavo. Per organizzare l’uscita considero il treno come un aiuto pratico e le salite come parte del giro, con la dovuta dose di rispetto.
Sulla linea Roma-Albano le stazioni utili comprendono Marino Laziale, Castel Gandolfo, Villetta e Albano Laziale. Sulla Roma-Velletri ci sono Cecchina, Lanuvio, San Gennaro e Velletri. Alcuni treni consentono il trasporto delle biciclette al seguito, con limitazioni: prima di partire controllo il servizio previsto per il treno che scelgo, così evito di fare conversazione con una porta chiusa.
La stazione di Castel Gandolfo si trova sotto il centro storico e sopra il lago. Per salire verso il borgo a piedi servono circa 15 minuti: una volta arrivato, la vista aiuta a perdonare la rampa, anche se la bici potrebbe avere un’opinione diversa.
Il dislivello cambia molto da una zona all’altra. Grottaferrata e il lago Albano sono intorno ai 300 metri, mentre Monte Cavo arriva a circa 950. Scelgo il giro in base alle gambe e alla voglia di salire: la bici da corsa non legge i programmi, ma sente ogni metro.
Eventi: infiorata, fragole, porchetta e uva
Gli eventi dei borghi offrono occasioni per programmare una sosta durante l’uscita. L’Infiorata di Genzano si svolge per il Corpus Domini, la sagra delle fragoline di Nemi è a giugno, la sagra della porchetta di Ariccia è a settembre e la Sagra dell’Uva di Marino arriva a ottobre.
Prima di partire per una festa controllo le date sul sito del Comune. Così pedalo con una meta precisa e non con la speranza, che sulle salite pesa più della borraccia.
Tabella dei borghi: quota e soste da ricordare
La tabella riassume le quote e i luoghi che ho scelto per orientare il giro, da Frascati fino a Monte Cavo. Le soste sono tante, quindi lascio sempre un po’ di spazio per una ciambella o una deviazione.
| Borgo | Quota | Cosa vedere |
|---|---|---|
| Frascati | circa 320 m | Villa Aldobrandini, Villa Falconieri, piazza Marconi |
| Tuscolo | oltre 600 m | Foro, teatro romano, anfiteatro, Via dei Sepolcri |
| Monte Porzio Catone | circa 450 m | Villa Mondragone, Barco Borghese |
| Grottaferrata | circa 300 m | Abbazia di San Nilo, Catacombe ad Decimum |
| Marino | poco sopra i 300 m | Palazzo Colonna, basilica di San Barnaba, grotte nel peperino |
| Castel Gandolfo | circa 400 m | Palazzo Pontificio, Ville Pontificie, lago Albano |
| Albano Laziale | circa 400 m | Anfiteatro romano, Porta Pretoria, Cisternoni |
| Ariccia | circa 400 m | Piazza di Corte, Palazzo Chigi, ponte monumentale |
| Genzano | circa 430 m | Palazzo Sforza-Cesarini, Infiorata |
| Nemi | circa 520 m | Museo delle Navi Romane, Palazzo Ruspoli, Tempio di Diana |
| Rocca di Papa | quasi 700 m | Belvedere della Fortezza Pontificia, Occhialone |
| Monte Cavo | circa 950 m | Via Sacra, vetta di Monte Cavo |
Per scegliere cosa vedere ai Castelli Romani in bici, parto da una sosta che mi incuriosisce e costruisco il giro seguendo le gambe, i borghi e il dislivello. Tra ville, laghi, rovine e tavole imbandite, trovo sempre un buon motivo per fermarmi; a volte anche la salita stessa mi concede una pausa, ma solo quando scendo dalla bici.

