Per capire come vestirsi in bici Castelli Romani, parti da una cosa semplice: tra i circa 300 metri di Grottaferrata e i circa 950 di Monte Cavo ci sono circa 650 metri di quota, che in media significano circa 4 gradi in meno in cima. Quassù mi vesto a strati, perché in basso il sole scalda e in alto il vento può farmi rimpiangere perfino il divano.
Come ti vesti alla partenza, a 300 metri
A circa 300 metri scelgo una base traspirante, uno strato intermedio e una giacca esterna che fermi il vento e lasci uscire l’umidità. La salita scalda, quindi poter togliere uno strato quando serve evita di trasformare la pedalata in una sauna con le ruote.
La giacca antivento o antipioggia la tengo a portata di mano anche quando la partenza è mite. Il Parco consiglia di portare un k-way nello zaino, e qui quel consiglio si capisce bene appena la strada comincia a salire: il meteo può cambiare e le gambe, da sole, hanno già abbastanza da fare.
Evito di riempirmi di strati ingombranti. Meglio pochi capi facili da regolare, così quando il corpo si scalda posso aprire o togliere qualcosa senza fare una sosta da trasloco.
Quanto cambia la temperatura salendo verso Monte Cavo
Da circa 300 a circa 950 metri la quota sale di circa 650 metri e la temperatura può scendere di circa 4 gradi in media. È una media: meteo e luogo cambiano il risultato, quindi considero la cima più fresca e mi porto un capo che possa fermare il vento.
| Punto o situazione | Quota o temperatura indicativa | Cosa considero mentre pedalo |
|---|---|---|
| Frascati | circa 320 m | Partenza con base traspirante e strati regolabili |
| Castel Gandolfo | circa 400 m | Tengo la giacca accessibile |
| Nemi | circa 520 m | Controllo se il vento o il fresco rendono utile lo strato esterno |
| Rocca di Papa | circa 680 m | La salita continua e la temperatura media può calare |
| Rocca Priora | circa 768 m | A questa quota può fare più fresco che a Roma |
| Campi d’Annibale | circa 800 m | Prima di una sosta lunga infilo la giacca |
| Monte Cavo | circa 950 m | La vetta è il punto più fresco e ventoso del giro |
| Rocca di Papa in luglio | massima media 24,7 °C | La quota può rendere la giornata meno calda che a Roma |
| Roma in luglio | massima media 31,5 °C | Il confronto aiuta a capire quanto può cambiare il caldo |
In luglio la massima media di Rocca di Papa è 24,7 °C, contro i 31,5 °C di Roma. A Frascati, invece, in estate si può arrivare a 35-37 °C: la differenza si sente quando pedalo verso l’alto, e il mio entusiasmo da scalatore dura spesso fino alla prima rampa.
Cosa succede in cima e durante la discesa
In cima mi copro prima di fermarmi al belvedere, perché dopo aver spinto in salita il corpo si raffredda più facilmente quando smetto di pedalare. Proteggo per primi testa, mani e piedi nelle giornate fredde, e tengo la giacca pronta invece di aspettare di avere già i brividi.
In discesa il vento aumenta la sensazione di freddo, quindi chiudo o indosso lo strato esterno prima di lanciarmi giù. Sembra una scelta piccola, ma infilare una giacca con le dita già rigide è un esercizio che fa sembrare semplice persino una riunione di condominio.
Se la strada è bagnata o la giornata è fredda, scelgo capi che posso gestire senza fermarmi troppo. Evito sciarpe lunghe, che possono impigliarsi, e preferisco tenere il collo libero o usare capi aderenti.
Il consiglio che ripeto a chi parte con me è partire un filo freschi: dopo i primi chilometri di salita il corpo produce calore da solo, e chi esce da casa già al caldo arriva a Rocca di Papa a sudare come una caldaia. Il sudore poi si raffredda appena la strada spiana, ed è lì che lo strato base traspirante fa il suo lavoro.
Come vestirsi nelle diverse stagioni
In autunno e in inverno porto più attenzione agli strati e alla pioggia, perché sono le stagioni più piovose. Sopra i 700 metri in inverno può nevicare, e all’ombra le strade del bosco possono essere ghiacciate: in quelle condizioni valuto bene la giornata prima di continuare, perché l’eroismo è sopravvalutato quando la strada sembra una pista.
In primavera e nelle giornate variabili tengo la giacca nello zaino anche se parto con temperature gradevoli. Il punto è poter regolare l’abbigliamento durante il giro, dato che la salita porta in quota e la discesa espone al vento.
In estate parto con una base leggera e traspirante, ma non lascio a casa lo strato esterno. Rocca di Papa e i Pratoni possono essere più freschi di Roma, mentre a Frascati il caldo può essere intenso: la stessa uscita può iniziare con l’asfalto che frigge e finire con me che cerco la giacca come fosse il telecomando.
Guanti leggeri, un sottocasco e un paio di calze adatte stanno in una tasca e pesano pochissimo: li metto nello zaino anche in primavera, perché mani e piedi sono i primi a lamentarsi quando si scende da Monte Cavo.
La crema solare fa parte di ciò che porto nello zaino, come consiglia il Parco. Anche nelle giornate fresche la salita può durare, e non voglio arrivare a casa con le braccia che sembrano due pomodori da insalata.
Cosa mettere nello zaino per un giro ai Castelli
Nello zaino metto acqua, cibo, crema solare e un k-way, seguendo i consigli del Parco. Porto via anche tutti i rifiuti: la borraccia vuota torna a casa con me, e l’involucro della barretta non ha bisogno di vedere il panorama.
Non conto su una fontanella lungo la strada per rifornirmi. Porto tutta l’acqua che mi serve per il giro e non considero potabile una sorgente solo perché l’acqua sembra limpida; il Fontanile Tempesta è stagionale.
Sul treno la bici viaggia con me: sui Regionali è ammessa una bici a viaggiatore, con supplemento di 3,50 euro e senza prenotazione, ma controllo le condizioni sul sito di Trenitalia prima di partire. Chi sale a Frascati per la salita si porta quindi il k-way anche nello zaino leggero, perché in stazione non c’è tempo di tornare a prenderlo.
Per le soste mangio qualcosa che posso trasportare facilmente e tenere accessibile. Una pausa breve è più semplice se non devo svuotare mezzo zaino come quando cerco le chiavi in fondo alla borsa.
Il kit di riparazione che porto in bici
Nel kit metto almeno una camera d’aria di scorta, le leve per copertoni e una pompa o una cartuccia di CO2. Aggiungo un multiuso con le chiavi adatte a manubrio, attacco e reggisella, più una falsa maglia per la catena: meglio portare qualche attrezzo che guardare la bici come se dovesse ripararsi per senso di colpa.
Avvolgo la camera d’aria in un sacchetto per proteggerla. Se buco, sostituisco la camera sul posto e rattoppo quella forata a casa, con calma e senza tenere il gruppo in ostaggio mentre cerco di ricordare da che parte gira la pompa.
Acqua, prudenza e scelta del giro
L’acqua va pianificata prima di partire perché nessun punto lungo il percorso è garantito come rifornimento. Per un giro breve o lungo regolo quanto porto in base all’uscita, senza affidare la sete alla fortuna, che di solito ha già un lavoro a tempo pieno con le gambe.
Il Parco consiglia di tornare indietro nel dubbio e indica il 112 per le emergenze. Nei castagneti il buio può arrivare prima che in pianura, quindi organizzo il rientro tenendo conto della luce e non aggiungo deviazioni quando la giornata si sta chiudendo.
Da metà giugno a fine settembre il rischio incendi è massimo. In quel periodo seguo le indicazioni del Parco e scelgo il giro con attenzione, perché il bosco non è il posto giusto per improvvisare.
Per pedalare ai Castelli mi vesto a strati, porto acqua, cibo, crema solare, k-way e kit di riparazione, poi regolo tutto tra partenza, cima e discesa. È il modo più pratico per decidere come vestirsi in bici ai Castelli Romani: partire pronto per il fresco della quota e lasciare alle gambe il compito di lamentarsi per conto loro.

