L’archeologia Castelli Romani in bici è un bel modo per passare da un teatro antico a un santuario sul lago e a una strada di basalto nel bosco. Ho pedalato queste tre uscite separatamente: Tuscolo da Frascati, Nemi con il Santuario di Diana e il Museo delle Navi, poi la Via Sacra verso Monte Cavo. Così puoi scegliere una tappa per volta, senza trasformare una giornata in una trattativa tra gambe e calendario.
| Luogo | Quota o dato chiave | Cosa si vede |
|---|---|---|
| Tuscolo | Acropoli a circa 670-680 m | Foro, teatro, basilica, fontana arcaica, tempio di Mercurio, acropoli |
| Nemi | Paese a 521 m; lago a circa 316-320 m | Santuario di Diana Nemorense e Museo delle Navi |
| Via Sacra | Basolato di circa 6 km; Monte Cavo a circa 950 m | Antica strada, bosco e Occhialone con vista su Albano e Nemi |
Tuscolo: salita da Frascati e passeggiata tra le rovine
Da Frascati salgo al Tuscolo per vedere foro, teatro e acropoli, con una decina di chilometri e circa 400 metri di dislivello da mettere in conto. Parto da piazza Marconi, passo per via Catone e prendo la provinciale verso Villa Falconieri; il tratto iniziale è trafficato, quindi tengo la testa alta e le gambe in modalità risparmio.
La salita comincia subito dalla città e non concede un lungo riscaldamento, un po’ come una sveglia che suona mentre stai ancora cercando il cuscino. Frascati è a circa 320 metri, mentre l’acropoli del Tuscolo arriva a circa 670-680 metri. La strada carrozzabile risale al 1952-53 e non segue un tracciato antico: l’antichità, qui, comincia quando parcheggio la bici e mi guardo intorno.
La città fu legata alla Lega Latina e venne sconfitta da Roma al Lago Regillo nel 496 a.C. In seguito ospitò ville e residenze di personaggi come Cicerone, Silla e Lucullo; nei secoli XI e XII fu roccaforte dei Conti di Tuscolo. I Romani la rasero al suolo nel 1191 e la città non si riprese più: una fine drastica, altro che buca presa male.
Cosa vedo nell’area archeologica
Il foro, a 629 metri, è il punto in cui mi fermo a immaginare la vita pubblica della città. Misura circa 55 per 36 metri e conserva il teatro, la basilica e altri resti dell’area urbana. Il teatro risale al I secolo a.C., fu restaurato nel 2003 e poteva ospitare circa 1.500 persone; d’estate accoglie spettacoli, quindi anche le pietre hanno un’agenda più ricca della mia.
Proseguo tra la fontana arcaica, il tempio di Mercurio e la Via dei Sepolcri. Nel Bosco Sacro si trova anche un anfiteatro in gran parte interrato, risalente al II secolo e capace di circa 3.000 spettatori. Sull’acropoli raggiungo le mura e i resti della rocca medievale dei Conti: qui la salita si fa perdonare, anche se le gambe presentano il conto con la puntualità di un commercialista.
La visita si concentra nell’area archeologica e nei suoi resti all’aperto. Per arrivare fin qui serve la salita da Frascati; se preferisci una giornata più tranquilla, puoi salire con calma e lasciare tempo alla passeggiata tra le rovine. L’area è visitabile di solito nel fine settimana, ma gli orari cambiano con la stagione: prima di partire controllo quelli aggiornati, perché trovare il cancello chiuso dopo la salita sarebbe un finale scritto da un comico cattivo.
Nemi: Santuario di Diana e Museo delle Navi
A Nemi pedalo tra il santuario sulla riva nord del lago e il Museo delle Navi, due tappe archeologiche vicine al paese. Il borgo si trova a 521 metri, mentre il lago è a circa 316-320 metri; il dislivello tra i due si sente anche se il panorama cerca di distrarti con una certa eleganza.
Il Santuario di Diana Nemorense si raggiunge da Via del Tempio di Diana, con accesso da Via Diana oppure dalla strada nel bosco che scende da Nemi. Il complesso si sviluppa su tre terrazze rivolte verso l’acqua. Sulla terrazza centrale si trovavano tempio, teatro, terme e portico; quella superiore conserva fontane e un ninfeo di età di Caligola. Mentre mi fermo a guardare il lago, il bosco sembra avere ancora un ruolo nella storia del luogo, e io mi accontento di recitare la parte del ciclista sudato.
Il santuario fu frequentato già dall’età del Bronzo medio. Il primo tempio, in legno e terracotta, risale al IV secolo a.C.; in seguito venne ricostruito in pietra e il luogo di culto rimase in uso fino al IV secolo d.C. Il bosco sacro era dedicato a Diana e il nome Nemus Dianae è legato a quello di Nemi. Il sacerdote era chiamato rex Nemorensis, figura che compare anche nel Ramo d’oro di Frazer: un dettaglio che dà al giro più intreccio di una serie televisiva, senza chiedermi di pedalare altri episodi.
Dal lago al Museo delle Navi
La salita dal lago a Nemi misura circa 3,6 chilometri e guadagna 190-200 metri. Il fondo rovinato e i sampietrini la rendono impegnativa: scelgo un rapporto agile, cioè una marcia leggera per far girare le gambe, e non faccio il fenomeno. Qui la fatica viene soprattutto dal fondo, che pare avere scelto una carriera indipendente dall’asfalto liscio.
Il Museo delle Navi si trova in Via Diana 13-15. L’edificio fu costruito tra il 1933 e il 1939 per accogliere due navi fatte costruire da Caligola, lunghe circa 71 e 73 metri. Le imbarcazioni vennero recuperate dal lago tra il 1929 e il 1931, dopo che il livello dell’acqua era stato abbassato con idrovore; furono distrutte dall’incendio tra il 31 maggio e il 1 giugno 1944.
Dentro ci sono materiali di bordo, modelli in scala e la ricostruzione del tetto in bronzo; l’altra ala raccoglie materiali votivi del santuario e un tratto di basolato del clivus Virbii. Il museo ha riaperto nel 1953, ha chiuso nel 1962 e ha riaperto nel 1988. In questo periodo è chiuso per lavori: a fine ottobre 2026 va controllata la situazione, e conviene telefonare prima al numero +39 06 9398040, così evito di fare un’altra salita per salutare una porta.
Quando è aperto, il museo osserva l’orario da martedì a domenica, con ultimo ingresso alle 18, e chiude il lunedì. Il biglietto intero costa 3 euro, il ridotto 2 euro, con ingresso gratuito la prima domenica del mese. Orari e prezzi possono cambiare, quindi li verifico prima della visita sul sito ufficiale: è una telefonata più breve della salita da Nemi.
Via Sacra: basolato e salita verso Monte Cavo
La Via Sacra parte dai Campi d’Annibale, a circa 800 metri, e sale verso il tempio di Giove Laziale sul Monte Cavo. Il basolato antico si estende per circa 6 chilometri, con oltre 5 chilometri ben conservati; il fondo ruvido e scivoloso quando è bagnato rende sensata una gravel o una MTB, cioè una bici adatta a sterrato e pietre.
La strada attraversa faggi e castagni e arriva all’Occhialone, a metà percorso, dove mi fermo a guardare i laghi di Albano e Nemi. È una sosta perfetta per respirare e fingere di essermi fermato per il panorama mentre le gambe recuperano. Su alcuni basoli sono scolpiti simboli fallici di buon augurio: una sorpresa antica che mette subito di buon umore anche chi sta affrontando il tratto ruvido.
La Via Sacra risale al VII-VI secolo a.C. ed è più antica dell’Appia; era la strada che portava al tempio di Giove Laziale in vetta, a circa 950 metri. Durante le Feriae Latinae i popoli della Lega Latina salivano fin lassù, deponevano le armi, sacrificavano un toro bianco e ne dividevano la carne. La salita doveva essere impegnativa anche allora, ma almeno non c’erano le mie gambe a chiedere una pausa ogni curva.
Del tempio, attribuito a Tarquinio Prisco, resta poco. In seguito la vetta ospitò un eremo, un convento e un albergo aperto dal 1890; oggi ci sono antenne. La destinazione ha cambiato parecchie volte mestiere, mentre il basolato continua a fare il suo, con la pazienza di chi non deve spingere la bici per un tratto.
Il fondo può essere scivoloso col bagnato e alcune parti sono così sconnesse che può convenire scendere e spingere, come capita a chi affronta un tratto di circa 150 metri a piedi. Nel Parco pedalo solo dove è consentito, evito di aprire nuove tracce e lascio perdere i sentieri fangosi; vicino a chi cammina rallento e uso campanello o saluto. Qui la fretta serve quanto un ombrello bucato.
Come combinare le tre uscite, orari e regole
Per vedere Tuscolo, Nemi e Via Sacra organizzo tre uscite separate, scegliendo ogni volta una meta e lasciando spazio alla visita a piedi. Tuscolo abbina la salita da Frascati alle rovine; Nemi mette insieme lago, santuario e museo; la Via Sacra richiede una bici adatta al basolato e tempo per salire verso Monte Cavo.
Per Tuscolo posso raggiungere Frascati in treno da Roma Termini in circa mezz’ora sulla linea FL4, poi partire da piazza Marconi. A Nemi considero il dislivello tra lago e paese e il fondo rovinato della salita. Per la Via Sacra parto dai Campi d’Annibale a Rocca di Papa: sul basolato procedo piano e metto in conto qualche tratto a piedi, soprattutto se il terreno è bagnato. Le gambe apprezzano i piani realistici, anche se non li applaudono.
Prima di partire controllo gli orari del Tuscolo e del Museo delle Navi; per il museo, chiuso per lavori, telefono al +39 06 9398040. Per il santuario e la Via Sacra preparo una visita a piedi oltre alla pedalata, con acqua e scarpe adatte al fondo. Nel Parco rispetto i percorsi consentiti, non apro nuove tracce e passo lentamente accanto a chi cammina: così il giro fila meglio e nessuno deve fare slalom tra biciclette.
Con l’archeologia Castelli Romani in bici mi porto a casa tre giornate diverse: il teatro e l’acropoli di Tuscolo, il Santuario di Diana e le storie delle navi a Nemi, poi il basolato della Via Sacra nel bosco. Sceglierei la meta in base a quanta salita e quanta pietra ho voglia di affrontare quel giorno, che è un criterio storico quanto basta per un ciclista con le gambe ancora da convincere.

