Ariccia in bici: Palazzo Chigi, il Ponte e la sosta porchetta

Il Ponte monumentale di Ariccia tra i boschi della valle, con il borgo sullo sfondo

Ariccia in bici è un giro che porta dal profilo dei Castelli Romani al cuore del borgo, tra Piazza di Corte, Palazzo Chigi, il Ponte monumentale e una sosta che mette alla prova la disciplina sportiva: la porchetta. Ho pedalato l’anello con calma, prendendomi il tempo per guardare in giro e per convincere le gambe che una pausa gastronomica rientra nell’allenamento.

Il giro ad anello per arrivare ad Ariccia

Il giro ad anello per Ariccia si presta a un’uscita di una quindicina di chilometri, con parecchio asfalto e salite che si fanno sentire. Parto dalla zona di Albano, Genzano o Nemi, i comuni confinanti, e punto verso il centro storico, lasciando spazio alle soste: l’anello è breve sulla carta, ma le gambe hanno una loro opinione.

Dato del percorsoIndicazione
Tipo di uscitaGiro ad anello
DistanzaUna quindicina di chilometri
Fondo prevalenteAsfalto
Dislivellotra 290 e 380 m circa
Sosta principaleCentro storico di Ariccia

Il tratto verso Ariccia alterna il piacere di avvicinarsi al borgo alla fatica delle salite. La bici da corsa va bene se sei abituato a pedalare su strada, mentre con una bici più comoda ti godi meglio le pause e arrivi con un po’ più di pazienza. Tengo un ritmo tranquillo, perché arrivare già cotto davanti a Palazzo Chigi sarebbe un modo originale di visitare un palazzo.

Il centro storico si trova a circa 412 metri di quota. Ariccia occupa un territorio che va dai 131 metri di Montagnanello ai 580 di Monte Gentile, e nel mezzo c’è Vallericcia, un cratere ovale che copre gran parte del comune e si sviluppa tra 284 e 318 metri. Quando il percorso sale, quindi, non è la bici che si è svegliata storta: qui il paesaggio fa sul serio.

Piazza di Corte e Palazzo Chigi

Piazza di Corte è il cuore monumentale di Ariccia, con Palazzo Chigi, la collegiata di Santa Maria Assunta e Porta Napoletana affacciati sulla piazza. Oggi si chiama Piazza della Repubblica, ma continuo a pensare a Piazza di Corte mentre ci arrivo, con l’aria di chi ha pianificato la visita e il fiatone di chi ha improvvisato l’ultima rampa.

La piazza ha una forma rettangolare e una scenografia progettata da Gian Lorenzo Bernini tra il 1661 e il 1672. La collegiata di Santa Maria Assunta, anch’essa legata a Bernini, ha una pianta circolare e una cupola di circa 17 metri di diametro ispirata al Pantheon, in scala ridotta. La guardo da fuori e provo a immaginare quanto fosse precisa la squadra di chi l’ha disegnata: la mia squadra, intanto, cerca una posizione comoda per appoggiare la bici.

Palazzo Chigi ha una storia che passa dai Savelli ai Chigi. La famiglia Savelli lo possedette dal 1423 al 1661; nel 1661 arrivarono i Chigi, che affidarono a Bernini il progetto di trasformazione nel 1664, con l’esecuzione dei lavori diretta da Carlo Fontana e conclusa nel 1672. Il palazzo fu venduto al Comune insieme al parco nel 1988. Davanti alla facciata, la storia si fa concreta e cerco di non fissare solo il punto in cui ho lasciato la borraccia.

All’interno, il piano nobile conserva la Sala Borghese, con arredi e disposizione originari delle sale, e il palazzo ospita il Museo del Barocco Romano, inaugurato nel 2007. Negli anni Sessanta Luchino Visconti girò qui buona parte de Il Gattopardo; la scena del ballo, invece, fu girata a Palermo. La visita aggiunge una pausa culturale al giro, e dopo la salita anche una sala elegante sembra un posto dove recuperare il fiato senza darlo troppo a vedere.

Palazzo Chigi è chiuso il lunedì. Dal primo ottobre al 31 marzo l’orario è dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18; dal primo aprile al 30 settembre è dalle 10 alle 13 e dalle 15:30 alle 18:30. Prima di partire, controllo sempre gli orari aggiornati sul sito ufficiale del palazzo, così evito di arrivare davanti alla porta con la stessa espressione di chi ha finito la salita e scopre che manca ancora una rampa.

Il Parco Chigi si estende per circa 28 ettari e sale fino a 490 metri nella sua parte più alta. Nel bosco trovi querce tra le specie più antiche, insieme a fontane e manufatti seicenteschi; ci sono anche l’uccelliera, la neviera e il Vignola. Se ho tempo, mi fermo a visitarlo: dopo aver pedalato, un parco è un ottimo posto per fare due passi fingendo che siano un defaticamento studiato.

Il Ponte di Ariccia, sospeso sulla valle

Il Ponte di Ariccia porta la Via Appia sopra la valle con tre ordini di arcate sovrapposte, per un totale di 312 metri di lunghezza e un’altezza oltre 50 metri. Lo guardo con un misto di ammirazione e prudenza: davanti a una vista così, anche le gambe smettono per un momento di lamentarsi.

Il ponte evita la discesa nella valle sulla Via Appia tra Albano e Ariccia. Fu progettato da Ireneo Aleandri, con la direzione di Giuseppe Bertolini, e inaugurato da Pio IX il 12 ottobre 1854. La sua struttura è fatta di arcate imponenti, con sei archi nell’ordine inferiore, dodici in quello intermedio e diciotto in quello superiore. Da sotto, i numeri si trasformano in pietra e prospettiva, e il ciclista si sente piccolo quanto la sua borraccia.

Il ponte ha attraversato bombardamenti, ricostruzioni e un crollo parziale, tornando poi a essere aperto ai veicoli dopo lavori di ripristino. Sulla Via Appia passano le auto, quindi se ti fermi a guardare fallo con attenzione e senza intralciare chi passa: la vista merita, ma la bicicletta appoggiata nel posto sbagliato diventa una piccola opera d’arte contemporanea.

La sosta porchetta e il centro storico

La sosta porchetta è una tappa naturale ad Ariccia, dove la Porchetta di Ariccia IGP si produce solo nel territorio comunale, con il riconoscimento europeo del 14 giugno 2011. La ricetta usa carne di suini femmine di razze Landrace e Large White, disossata, condita, legata e cucita attorno a un tubo con lavorazione manuale, poi cotta al forno. A questo punto smetto di chiamarla “pausa tecnica”: la mia borraccia non ha mai avuto una crosta croccante.

La porchetta si riconosce per la crosta croccante, la carne tra il bianco e il rosa e i profumi di rosmarino, pepe nero e aglio. La porchetta intera pesa tra 27 e 45 chilogrammi, mentre il tronchetto va da 7 a 13 chilogrammi: dimensioni che fanno sembrare il mio panino da ciclista una scelta moderata, quasi da atleta professionista con una reputazione da difendere.

La sagra della Porchetta si svolge a settembre nel centro storico, in Piazza di Corte, oggi Piazza della Repubblica. La prima edizione risale al 1950; durante la manifestazione ci sono stand del Consorzio e fraschette, oltre al tradizionale lancio dei panini. Se il giro coincide con la sagra, mi organizzo con un po’ di pazienza e spazio nello stomaco: la salita di ritorno non diventa più facile, ma almeno ha un obiettivo molto chiaro.

Una deviazione verso Galloro

Il Santuario di Santa Maria di Galloro aggiunge una deviazione interessante al giro, con la sua posizione ad Ariccia a 429 metri di quota. La costruzione risale al periodo tra il 1624 e il 1633, mentre la facciata progettata da Bernini fu completata nel 1662. Dopo il ponte e la sosta, questa parte dell’uscita mi ricorda che Ariccia non è solo una piazza da fotografare e una porchetta da inseguire.

Il santuario sta poco sopra la quota del centro storico, che è di 412 metri, quindi tengo un ritmo che mi fa arrivare ancora lucido. Se le gambe protestano, un rapporto agile, cioè una pedalata più leggera, rimette d’accordo la comitiva.

Come arrivo e cosa metto in programma

Ariccia non ha una stazione sul ramo ferroviario FL4 Albano; la stazione più vicina su quel ramo è Albano Laziale, vicina al centro storico. Alcuni treni consentono il trasporto della bici, ma il servizio varia e può non esserci nei festivi. Prima di organizzare il viaggio controllo il singolo treno e il trasporto bici: una verifica fatta a casa è meno faticosa di una discussione con la bicicletta sul marciapiede.

Da Ariccia posso allungare l’uscita verso il Lago Albano con un anello di circa 19 chilometri e 290 metri di dislivello, valutato facile. Dalla zona di Nemi o Albano ci sono anche giri più lunghi, tra 40 e 50 chilometri, con circa 900 metri di salita e un impegno maggiore. Per una giornata tranquilla scelgo l’anello breve; quando ho più gamba, allungo, ma senza promettere alle gambe che sarà una passeggiata.

Ariccia in bici mi lascia una piazza barocca, un palazzo da visitare, un ponte che domina la valle e una sosta porchetta che mette in crisi ogni proposito di leggerezza. Pedalo l’anello con calma, controllo sul sito ufficiale gli orari di Palazzo Chigi e tengo un po’ di spazio per la salita finale: la porchetta IGP sarà anche un premio, ma le gambe si ricordano sempre il conto.