Lago di Nemi MTB: il giro in gravel e la salita al borgo

Sentiero di ghiaia lungo la riva del Lago di Nemi, con i boschi del cratere e il borgo sul bordo

Il giro del lago di Nemi in MTB è un anello di una decina di km con circa 300 m di salita, dove il momento che ricordo meglio è la rampa sui sampietrini verso il borgo: una prova di pazienza per le gambe e per tutto quello che sulla bici non è avvitato bene. L’ho pedalato con calma, fermandomi a guardare il lago e a immaginare quante cose si sono accumulate attorno a questa conca.

Com’è il giro del Lago di Nemi in MTB?

Il giro comprende il lago, la salita al borgo e alcuni tratti su fondo che richiedono attenzione. La distanza resta contenuta, ma la salita sui sampietrini fa lavorare più di quanto suggerisca la mappa; la mia faccia, a metà rampa, aveva già chiesto una pausa caffè.

DatoIndicazione
DistanzaUna decina di km
Salita complessivaCirca 300 m
Salita dal lago a NemiTra 3,5 e 4 km, con circa 190-200 m di dislivello
FondoAsfalto rovinato, sampietrini e sterrato
Bici adattaGravel o MTB, con attenzione al fondo
Punto duroLa salita sui sampietrini e il fondo sconnesso

La quota del lago è attorno ai 316-320 metri. Il Lago di Nemi è piccolo, con una superficie di circa 1,67 km² e una profondità che supera i 30 metri. Pedalando intorno alla conca mi sembra sempre di stare dentro un anfiteatro verde, con le pareti del cratere che salgono per oltre cento metri.

Il lago riempie due conche crateriche contigue. Il bordo che un tempo le divideva ora è sommerso, e questo dettaglio mi accompagna mentre seguo la riva: sotto quell’acqua c’è una forma del terreno che non si vede, un po’ come le calorie della merenda che preferisco ignorare. Il Lago di Nemi si trova circa 25 metri più in alto del Lago Albano.

Da dove parto e come arrivo a Nemi?

Parto dalla riva del lago e seguo il giro in direzione del borgo, perché la salita è la parte più impegnativa dell’uscita e conviene affrontarla con le gambe ancora fresche. Nemi sta a una trentina di km da Roma e la strada in macchina è breve; con i mezzi pubblici la faccenda si complica, perché le corse Cotral sono poche e prima di organizzarmi controllo gli orari sul sito della compagnia, dato che l’improvvisazione sugli autobus ha un talento speciale per farmi aspettare.

La strada dal lago verso Nemi alterna asfalto rovinato e tratti rugosi. Quando iniziano i sampietrini, la pedalata cambia ritmo: le ruote saltellano, le mani stringono il manubrio e il sedere presenta una richiesta formale di trasferimento. La salita misura tra 3,5 e 4 km e guadagna circa 190-200 metri; non è infinita, ma il fondo la rende più dura di una salita liscia della stessa lunghezza.

Con la gravel affronto questo tratto senza fretta, scegliendo una linea pulita e un rapporto agile, cioè un rapporto che faccia girare le gambe senza costringerle a fare un comizio. La MTB dà più margine sullo sconnesso, mentre su entrambe conviene tenere il controllo e non farsi prendere dalla voglia di recuperare secondi che nessuno sta cronometrando.

Arrivato a Nemi mi prendo un momento per guardare il lago dall’alto e recuperare fiato. Il borgo è a circa 521 metri di quota, molto più in alto della riva; la differenza si sente nelle gambe e si vede nel panorama, che riesce a distrarmi persino dal fatto che sto cercando di respirare con discrezione.

Cosa vedo lungo il Lago di Nemi?

Il giro mette insieme la conca vulcanica, le terrazze coltivate e i luoghi legati alla storia del lago. Pedalando lungo la riva mi capita di pensare che qui anche l’acqua abbia un curriculum più lungo del mio, che già non è brevissimo.

Sul versante affacciato sul lago si notano pendii terrazzati, sostenuti da muretti a secco. Un tempo accoglievano fiori e fragoline di bosco; gran parte di queste coltivazioni è stata abbandonata dalla fine degli anni Sessanta. Le terrazze raccontano un paesaggio lavorato a mano, e le guardo con rispetto, visto che faccio fatica già a sistemare il portaborraccia.

In paese le fragole hanno un posto speciale. La Sagra delle Fragole cade la prima domenica di giugno, con iniziative che cominciano già a fine maggio; prima di partire in quei giorni verifico le date, perché arrivare convinto di trovare una festa nel giorno sbagliato sarebbe un modo originale per fare merenda da solo.

Le navi di Caligola e il Museo delle Navi Romane

Le navi di Caligola sono il capitolo più sorprendente della storia del lago. L’imperatore fece costruire due grandi imbarcazioni, che il Senato ordinò di affondare dopo il 41 d.C.; tra il 1928 e il 1932 il lago fu svuotato con pompe per recuperarle, ma il livello dell’acqua non tornò a quello precedente. A sentirla raccontare, sembra una storia che esagera apposta per tenere sveglio il ciclista in pausa.

Il Museo delle Navi Romane conserva modelli delle imbarcazioni in scala 1:5. Le navi originali misuravano circa 71 per 20 metri e 73 per 24 metri: dimensioni che fanno sembrare la mia bici un accessorio tascabile. Le navi e il museo furono distrutti da un incendio nella notte tra il 31 maggio e il 1 giugno 1944.

Il museo si trova in Via Diana 13-15. L’orario ordinario è dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 19, con ultimo ingresso alle 18; resta chiuso il lunedì, il primo gennaio e il 25 dicembre. Il biglietto intero costa 3 euro, il ridotto 2 euro, e l’ingresso è gratuito la prima domenica del mese. Prima della visita controllo sul sito ufficiale orari, prezzi e aperture, perché la chiusura straordinaria segnalata per ottobre 2026 può cambiare i piani più di una foratura.

Il Tempio di Diana e l’emissario

Il Tempio di Diana sorge sulla riva nord del lago ed è in gran parte ancora da scavare. Il nome Nemi richiama il Nemus Dianae, il bosco di Diana; mentre passo in zona, la storia antica si fa spazio tra le curve del lago e mi costringe a rallentare, cosa che le gambe accolgono come una mozione approvata all’unanimità.

Anche l’emissario aggiunge un pezzo interessante al paesaggio: è una galleria romana che drena il lago e inizia ai piedi del centro di Genzano. Sull’emissario non si pedala, ma sapere che una galleria antica parte da lì cambia il modo in cui guardo quel tratto di costa. La mia curiosità corre più veloce delle gambe, per fortuna.

Collegamenti in bici da Genzano e Monte Cavo

Da Genzano si possono costruire uscite più lunghe verso la zona del lago e i Castelli. Il giro facile del Fontanile Tempesta misura circa 13,5 km con 260 metri di salita; la sorgente, che dà acqua, è una meta di ritorno per molti ciclisti. Ci sono anche anelli più impegnativi, come quello dei Pratoni, lungo 28,4 km con 650 metri di salita; per confrontare le mie energie, di solito uso il metro poco scientifico del panino che penso di meritarmi.

Il Fontanile Tempesta è una buona idea per allungare la giornata, mentre il giro di Nemi resta una pedalata breve con una salita concentrata. Organizzo l’uscita in base al tempo e alle gambe: dopo i sampietrini, anche un rientro tranquillo può sembrare una piccola vacanza.

Chi vuole proseguire verso Monte Cavo può incontrare l’Occhialone lungo la Via Sacra, un belvedere che apre la vista sui laghi di Albano e di Nemi. La Via Sacra conserva un basolato lungo circa 6 km e largo circa 2,6 metri; con il bagnato può diventare scivolosa, perciò ci passo con prudenza, senza chiedere alla bici di trasformarsi in un tappeto volante.

Regole del Parco e fondo da aspettarsi

Nel Parco dei Castelli Romani pedalo soltanto sui tracciati dove le bici sono consentite. Rispetto i divieti, evito proprietà private e nuove tracce, e non entro sui sentieri quando il fango rende il passaggio dannoso o poco sicuro; la bici deve lasciare il posto in ordine, anche se le mie gambe dopo la salita preferirebbero lasciare tutto a qualcun altro.

Tengo una velocità moderata, saluto o uso il campanello per avvisare chi cammina, passo piano e richiudo i cancelli che trovo aperti. Alcuni tratti della zona richiedono di proseguire a piedi, quindi mi fermo e seguo le regole del Parco invece di inventare scorciatoie: la fretta qui non fa guadagnare granché e rischia solo di rovinare il giro.

Il fondo sterrato sul lungolago chiede attenzione, e la strada verso Nemi può essere sconnessa. Se scegli la gravel, tieni una guida morbida e lascia lavorare le gomme; con la MTB hai più agio sul terreno irregolare, ma il buonsenso resta l’accessorio che pesa meno e serve di più. Prima di partire, controlla la traccia e il fondo.

Una salita breve che resta in testa

Il giro del Lago di Nemi in MTB mi lascia soprattutto la salita sui sampietrini, il lago chiuso nella sua conca e la storia delle navi affondate: una decina di km con circa 300 m di salita, abbastanza per tornare a casa con le gambe sveglie e la voglia di raccontarla al bar.