Salita Madonna del Tufo in bici: da Ariccia al santuario

Strada in salita tra muri di pietra verso un santuario sui Castelli Romani, con un ciclista in lontananza e il lago sullo sfondo

La salita Madonna del Tufo in bici è un tratto del giro da Ariccia verso Rocca di Papa, con il santuario come tappa e una salita che sa farsi sentire, anche se le mie gambe preferirebbero una riunione più breve. Parto da Ariccia e pedalo verso il paese, seguendo la strada che porta alla Via dei Laghi: il percorso combina fatica, una curiosa illusione ottica e una sosta che ripaga con il lago di Albano davanti agli occhi.

Il percorso da Ariccia al santuario della Madonna del Tufo

Da Ariccia raggiungo il santuario sulla strada che sale verso Rocca di Papa, e la prima cosa che capisco è che le gambe hanno già letto il programma.

Ariccia parte da circa 412 metri di quota. Rocca di Papa sta attorno ai 680 metri, mentre il santuario si trova a circa 675 metri. Le quote raccontano il passaggio dai Castelli più bassi verso il paese alto, senza trasformare ogni pedalata in una tabella da esame.

Punto o salitaQuota o dati
Aricciacirca 412 m
Santuario della Madonna del Tufocirca 675 m
Rocca di Papacirca 680 m
Salita di Rocca di Papa da Grottaferrata5 km, 329 m di dislivello, pendenza media 6,5%, massima 8,5%
Monte Cavo da Lago Albanocirca 12 km, circa 650 m di dislivello, media 5,4%, massima 9,7%, 6 tornanti
Monte Cavocirca 949 m

La strada tira; il mio entusiasmo, intanto, passa dalla modalità «gita» alla modalità «facciamo un passo alla volta». Per avere un termine di paragone concreto, la salita di Rocca di Papa da Grottaferrata misura 5 chilometri, con 329 metri di dislivello, una media del 6,5% e una massima dell’8,5%. Mi serve per farmi un’idea della giornata che mi aspetta.

Per capire come va basta il respiro: se si accorcia, il messaggio è arrivato anche senza timbro sul foglio. Tengo un passo regolare e lascio che la bici faccia il suo mestiere, mentre le gambe negoziano ogni metro come se fosse una spesa imprevista.

La salita in bici è impegnativa?

La salita verso il santuario si fa sentire, con un andamento da affrontare con calma.

Pedalo senza inseguire una media immaginaria: nei tratti più ripidi alleggerisco il rapporto, cioè scelgo una marcia che faccia girare le gambe più facilmente, e mi concentro sul tratto davanti alla ruota. È un consiglio semplice, ma evita che il mio orgoglio faccia più fatica delle gambe.

Quando la strada si impenna, penso solo a tenere il ritmo: i calcoli li lascio volentieri a chi non sta sudando dentro il casco.

Tra Ariccia e Rocca di Papa incontro anche un tratto che sembra andare in discesa, benché la bici rallenti se smetto di pedalare. Lo chiamano «salita in discesa», «salita del diavolo» o «salita stregata»; il nome cambia, il mio stupore resta lì, a fissare l’asfalto come un turista davanti a un menu.

La salita stregata tra Ariccia e Rocca di Papa

La cosiddetta salita stregata è un’illusione ottica causata dall’orizzonte che manca e da riferimenti visivi ingannevoli.

La incontro sulla strada tra Ariccia e Rocca di Papa, a circa un chilometro dalla Via dei Laghi. A occhio giurerei che il tratto scenda, ma appena smetto di pedalare la bici rallenta fino a fermarsi. È uno scherzo della prospettiva, confermato anche dagli studi del Cicap Lazio; il mio orgoglio, invece, resta senza conferme quando prova a sostenere che stavo andando forte.

Il fenomeno si capisce meglio quando smetto di fidarmi dell’occhio e guardo cosa fa davvero la bici. L’orizzonte non si vede e alcuni riferimenti intorno alla strada fanno sembrare in discesa un tratto in salita. A me basta questo per rimettere pressione sui pedali: la fisica può anche avere ragione, purché non pretenda che la dimostri con una partenza da fermo.

Dopo questa curiosità continuo verso il santuario, che si trova all’uscita di Rocca di Papa sulla strada verso la Via dei Laghi. La chiesa compare proprio lungo il percorso, così la sosta arriva senza dover trasformare il giro in una caccia al tesoro; per una volta, le gambe ringraziano prima ancora di sapere che cosa c’è da vedere.

Cosa vedo al santuario della Madonna del Tufo

Al santuario trovo una terrazza di fronte alla chiesa, oltre la strada, con vista sul lago di Albano e sulle case che vi si affacciano.

Mi fermo qui per riprendere fiato e guardare il panorama, con la faccia di chi sta controllando il paesaggio e non il battito. Il lago rende la sosta concreta: c’è un punto in cui appoggiare lo sguardo, mentre le gambe smettono per qualche minuto di mandarmi comunicazioni urgenti.

Dentro la chiesa guardo il soffitto a cassettoni di legno e la Madonna scolpita direttamente nel blocco di tufo. La navata raccoglie cappelle laterali dedicate alla Madonna e ai militari caduti nelle due guerre mondiali; cammino piano e lascio che sia il luogo a dettare il ritmo, cosa che in salita non gli riesceva altrettanto bene.

La storia del santuario comincia tra Quattrocento e Cinquecento, attorno alla leggenda di un masso enorme staccatosi da Monte Cavo. Secondo il racconto, un viandante invocò la Madonna mentre il masso stava per cadere su Rocca di Papa, e la pietra si fermò a pochi metri da lui. Sul posto nacque una cappella, poi documentata già nel 1592. La facciata risale al Settecento e la chiesa attuale fu inaugurata nei primi anni Trenta; da oltre un secolo il santuario è affidato ai Trinitari. Per una storia così lunga, la mia sosta di qualche minuto è una visita lampo, anche con le scarpe da bici che fanno rumore a ogni passo.

La festa del 16 agosto

La festa della Madonna del Tufo si celebra il 16 agosto e porta il paese al santuario per una giornata di devozione e tradizione.

La processione parte all’alba dal Duomo dell’Assunta e raggiunge il santuario; nel pomeriggio si tiene la messa solenne, mentre il piazzale ospita il pranzo comunitario e la sera arrivano spettacoli e lancio di palloncini, ciascuno legato a una preghiera. È una giornata con momenti diversi, dal cammino del mattino alla festa serale, e mi fa pensare che per una volta il piazzale possa essere più affollato delle mie gambe.

Se voglio visitare il santuario durante la festa, mi organizzo per tempo e controllo l’orario prima di partire. In bici mi fermo con rispetto, lascio spazio a chi è lì per partecipare e mi godo la sosta senza trattare il piazzale come un pit stop, anche se la borraccia avrebbe una sua opinione.

Rocca di Papa e Campi d’Annibale

Rocca di Papa si sviluppa in quota e raggiunge circa 800 metri ai Campi d’Annibale, ai piedi di Monte Cavo.

Dopo il santuario continuo verso il paese e sento che il giro cambia passo: la salita mi ha portato fin qui, ma la giornata può ancora allungarsi. Il centro abitato arriva fino a circa 779 metri, mentre il comune scende a quote più basse e sale verso le montagne; per orientarmi tengo in mente il paese e i Campi d’Annibale, che sono già un bel premio per chi non ha fretta di tornare a casa.

I Campi d’Annibale sono legati alla tradizione secondo cui Annibale vi si accampò. Il nome, però, potrebbe derivare dagli Annibaldi: una storia che lascia spazio a più di una spiegazione, mentre mi accontento di una spiegazione per la mia faccia stanca, cioè la salita.

Nel 2019 il Giro d’Italia passò per Rocca di Papa nella quinta tappa, partita da Frascati il 15 maggio e diretta anche verso Rocca Priora. Ripenso a quei corridori mentre sistemo le spalle: loro avevano una corsa da fare, a me resta la dignità da recuperare.

Monte Cavo, se le gambe hanno ancora voglia

Da Lago Albano posso proseguire verso Monte Cavo con una salita di circa 12 chilometri e 650 metri di dislivello.

La strada ha una pendenza media del 5,4%, una massima del 9,7% e sei tornanti. È una prosecuzione per chi ha ancora gambe e voglia di aggiungere salita; quando ci penso dopo il santuario, il mio entusiasmo consulta rapidamente le cosce e torna con una risposta prudente.

Il fondo è a tratti scadente, ma resta percorribile con una bici da strada, e il traffico è scarso. Tengo presente il fondo mentre scelgo come proseguire, perché una strada che sale già abbastanza non ha bisogno anche della mia fretta. Monte Cavo arriva a circa 949 metri e porta con sé la presenza del tempio di Giove Laziale e della Via Sacra antica, ancora ben conservata.

La Via Sacra non è un dettaglio da prendere alla leggera in sella: è una strada antica, e mi basta sapere che esiste per immaginare quanta storia ci sia qui intorno. La salita asfaltata verso Monte Cavo resta la scelta per chi vuole continuare a pedalare; valuto le gambe con la stessa attenzione con cui controllerei una borsa della spesa che sembra più pesante del previsto.

Come mi organizzo per il giro

Per affrontare la salita Madonna del Tufo in bici parto con calma da Ariccia e tengo una riserva per il tratto verso Rocca di Papa.

Il santuario è una sosta naturale lungo la strada, con la terrazza sul lago di Albano e un interno che merita qualche minuto. Se proseguo verso Campi d’Annibale, aggiungo quota e allungo il giro; se scelgo Monte Cavo, metto in conto circa 12 chilometri e 650 metri di dislivello da Lago Albano, oltre a un fondo che in alcuni tratti richiede attenzione. Le gambe non votano, ma una pausa al santuario di solito migliora la loro partecipazione alla riunione.

Racconto questo percorso come una salita da prendere con pazienza: Ariccia, la strada che tira, l’illusione ottica, il santuario e poi Rocca di Papa, con Monte Cavo come possibile continuazione. La salita Madonna del Tufo in bici mi lascia una scena curiosa e una terrazza sul lago, oltre a quella sensazione di aver guadagnato il pranzo con mezzi piuttosto onesti.