La via sacra monte cavo mtb è una salita su un basolato di oltre duemila anni, che parte dai Campi d’Annibale, a Rocca di Papa, e attraversa un bosco di faggi e castagni fino ai 950 metri di Monte Cavo. L’ho pedalata a metà tra ciclista e pellegrino, con la sensazione che le pietre sotto le ruote avessero visto passare gente molto più allenata di me.
Si può fare la Via Sacra in mountain bike?
La Via Sacra si affronta in mountain bike come una salita dura, ruvida e pedalabile a tratti, con qualche passaggio in cui la scelta saggia è scendere e spingere. Dopo il primo tratto di basoli sconnessi ho capito che la fama di salita tosta è meritata, e che chi la racconta con toni drammatici sta quasi sempre dicendo la verità.
Il basolato è largo 2,60 metri ed è fatto di pietra lavica, con cordoli laterali in peperino. Le pietre sono levigate dai secoli, e il levigato, per una ruota che sale, ha lo stesso fascino di una buccia di banana. Con il fondo bagnato diventano scivolose, tanto che c’è chi ha spinto la bici per circa 150 metri fino al belvedere. Sul bagnato conviene fare lo stesso senza sentirsi sconfitti: la bici non tiene il punteggio, e il bosco nemmeno.
Il Parco dei Castelli Romani chiede di usare la bici solo sui sentieri dove è consentita, e non pubblica un elenco di quelli aperti. Anche il Comune di Rocca di Papa ha regole sulla bici nei boschi comunali. Prima di partire controllo con il Parco, che ha sede in Via Cesare Battisti 5 a Rocca di Papa, che cosa è permesso quel giorno: una telefonata costa meno di una discussione in mezzo al bosco.
Da dove si parte e come si svolge la salita?
La partenza è ai Campi d’Annibale, a Rocca di Papa, a circa 800 metri di quota. Rocca di Papa sta a circa 680 metri e Grottaferrata a circa 300, quindi chi arriva dal basso ha già salito parecchio prima ancora di vedere il primo basolato. Chi arriva in treno può scendere a una delle stazioni dei rami della FL4 che partono da Ciampino per Frascati, Albano Laziale e Velletri, e poi salire in bici: la salita comincia ben prima della Via Sacra, e le gambe lo scoprono per conto proprio.
Dai Campi d’Annibale la strada entra nel bosco di faggi e castagni, con la valle che si apre ogni tanto tra i tronchi. Il basolato sale per circa 6 chilometri dalla base fino al tempio, e oltre 5 chilometri sono ben conservati dentro il bosco. Per chi pedala la lunghezza basta e avanza: dopo il primo chilometro anche la schiena partecipa alla visita, senza che nessuno l’abbia invitata.
La Via Sacra ha un’età che mette soggezione: risale al VII-VI secolo avanti Cristo ed è più antica della Via Appia. Sotto le ruote c’è un percorso che i popoli latini usavano per raggiungere il luogo di culto sul Mons Albanus. È un pensiero consolante, quello di essere in ritardo di circa duemilacinquecento anni e di non avere nemmeno il carro.
Su alcuni basoli sono scolpiti simboli fallici, che per i viandanti antichi erano di buon augurio. Li ho notati con la fronte sudata, e il buon augurio, in quel momento, l’avrei accettato anche sotto forma di rapporto più agile.
Cosa si incontra lungo la Via Sacra?
L’Occhialone è la terrazza naturale lungo la salita da cui si vedono il lago di Albano e il lago di Nemi. Quando ci arrivo mi fermo volentieri, perché la vista ripaga ogni basolato e dà alle gambe una pausa che non devo giustificare a nessuno.
Dal belvedere si riparte sempre dentro il bosco. Faggi, castagni e querce fanno ombra, e d’estate l’altitudine aiuta: a luglio la temperatura massima media a Rocca di Papa è di 24,7 gradi, contro i 31,5 di Roma. Chi lascia la città con 31 gradi trova quassù un’aria più gentile, e le gambe la accolgono come una promozione.
Nel bosco si incrociano persone a piedi. Il Parco ha un codice di comportamento che ogni ciclista farebbe bene a imparare a memoria: velocità moderata, saluto o campanello per annunciarsi a chi cammina, passaggio lento, cancelli chiusi dopo il passaggio, animali lasciati in pace. Sul basolato queste regole servono più che altrove, perché un ciclista che arriva silenzioso alle spalle ha lo stesso fascino di una porta che sbatte.
Le pietre raccontano anche una storia di feste. Ogni anno i popoli della Lega Latina, fino a 47 città, salivano sul Mons Albanus per le Feriae Latinae in onore di Giove Laziale. Deponevano le armi, sacrificavano un toro bianco e dividevano la carne tra i rappresentanti di tutti i popoli. Le celebrazioni si tenevano tra gennaio e marzo, e i consoli appena eletti dovevano sacrificare a Giove Laziale. Il console che aveva vinto una guerra celebrava qui il suo trionfo. A me basta un trionfo più modesto: arrivare in cima con i piedi ancora sui pedali.
Cosa c’è in cima a Monte Cavo?
In cima sorgeva il tempio di Giove Laziale, e oggi ne resta quasi nulla. La vetta tocca circa 950 metri ed è la seconda dei Colli Albani, dopo il Maschio delle Faete, che arriva a 956 metri: un primato sfumato per sei o sette metri, che sui pedali pesano molto di più.
Dopo il tempio arrivò un eremo dedicato a San Pietro, poi un convento. I Passionisti arrivarono nel 1758, e nel 1783 il convento fu restaurato con i materiali del tempio di Giove. Dal 1890 la vetta ospitò un albergo, poi una stazione di telecomunicazioni. Oggi Monte Cavo ha impianti radio e televisivi per Roma e il Lazio, con decine di ripetitori. L’antichità e le antenne condividono la cima con una certa disinvoltura, come due vicini di casa che non si salutano ma si sopportano.
Quando il cielo è limpido, dalla vetta si vedono il lago di Nemi, il lago Albano, il mare e Roma. Mi fermo a guardare con la soddisfazione di chi non deve fingere che l’ultimo pezzo sia stato una passeggiata, e con la borraccia come unica compagna di brindisi.
Come prepararsi alla salita in mountain bike?
Per la Via Sacra scelgo una giornata asciutta, perché il basolato bagnato cambia il carattere della salita e il tono dell’uscita. Porto una mountain bike con gomme robuste e freni in ordine, e metto in conto di spingere per qualche tratto: spingere su un basolato di duemila anni è un modo come un altro di rispettarlo.
Evito il fango e il terreno molle, perché lasciare un solco nel bosco è un pessimo modo di firmare il proprio passaggio. Resto sui sentieri consentiti, evito le proprietà private e non apro nuove tracce. La salita ha un ritmo suo: conviene partire senza fretta e con un rapporto agile, cioè una marcia leggera che fa girare le gambe senza stritolarle.
Esco con il tempo di fermarmi all’Occhialone e in vetta. In inverno a Rocca di Papa il freddo è serio, con neve possibile in quota: una giacca leggera nello zaino pesa poco e salva la discesa.
Dati del percorso
| Dato | Valore |
|---|---|
| Partenza | Campi d’Annibale, Rocca di Papa (circa 800 m) |
| Arrivo | Monte Cavo (circa 950 m) |
| Lunghezza del basolato | circa 6 km, oltre 5 km ben conservati |
| Larghezza | 2,60 m, con cordoli in peperino |
| Fondo | pietra lavica, scivoloso col bagnato |
| Ambiente | bosco di faggi, castagni e querce |
| Punto panoramico | Occhialone, con vista sui laghi di Albano e Nemi |
| Difficoltà in bici | salita dura, pedalabile a tratti, con tratti da spingere |
Perché pedalare la Via Sacra?
La Via Sacra regala a chi pedala un’uscita in cui la fatica ha una storia da raccontare. Un basolato romano nel bosco, due laghi dall’Occhialone e una vetta con le antenne al posto del tempio sono un buon motivo per salire.
La via sacra monte cavo mtb chiede una giornata asciutta, una bici adatta alla pietra, rispetto per chi cammina e una verifica con il Parco sui sentieri consentiti. Con questi ingredienti la salita diventa un’uscita da ricordare, e le gambe, al ritorno, avranno qualcosa da raccontare anche loro.

